| Recensioni |
Come miscelare classico e jazz e avere un effetto
molto musicale
«Viaggio dal Barocco al Jazz». Questo il titolo
di un progetto musicale, che intende realizzare la simbiosi
tra due dimensioni musicali solo apparentemente lontane
fra loro, proposto nell’aula consiliare di Floridia
dall’assessorato regionale Turismo e Telecomunicazioni
ed inserito nel contenitore artistico «Sicilia 2000».
Protagonista il valente clarinettista aretuseo Luigi Zimmitti,
che, affiancando all’attività concertistica
quella didattica quale docente del corso ad indirizzo
musicale della scuola media «Marconi» di Lentini,
ha realizzato un’idea che può essere definita
unica nel suo genere in Italia, ispirandosi al modello
del grande sassofonista e clarinettista jazz americano
Eddie Daniels. Inserendo una serie di strutture diversificate
all’interno delle celeberrime «Quattro Stagioni»
vivaldiane (autentiche rivelazioni musicali del «Prete
Rosso» riconducibili al periodo barocco), Zimmitti
ha accostato il genere «classico» al «jazz»,
riuscendo a creare una originale interazione tra le due
culture musicali. Ciò è stato possibile
con l’esibizione contemporanea dei due ensembles
geneticamente diversi (uno, classico, formato da un’orchestra
d’archi di dieci elementi; l’altro, jazzistico,
con batteria, contrabbasso e tastiera). Il risultato è
stato travolgente. Alla nettezza di suono degli archi
di ripieno, Zimmitti ha accostato il suo magico clarinetto,
che non ha fatto per nulla rimpiangere i virtuosismi affidati
alla stesura di Vivaldi, al violino solista, sfoderando
grande cantabilità nei tempi lenti ed una vivacità
gioiosa e scatenante nei movimenti veloci.Godibilissimi,
pio, gli interventi repentini della band jazz, che, ispirati
dal genio improvvisativo del contrabbassista Alberto Amato
e basati coerentemente sugli spunti accordali offerti
dalle stesse «Stagioni», hanno permesso al
Zimmitti di segnare i passaggi fra le parti «obbligate»
e quelle «improvvisate», dando sfogo alla
propria sensibilità artistica con un suonare eccentrico
ed intraducibile nella normale notazione. Tutto ciò
a conferma delle particolari doti di Zimmitti, raramente
possedute da altri musicisti.
Antonio Greco - La Sicilia - Mercoledì,
22 dicembre 1999 |
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